Grandi Persone Umbre

Mi va di ricordare qui il Prof. Sandro Bartoccioni, che io conoscevo come valido medico (neolaureato tenevo sempre nella tasca del camice il suo libro TERAPIA Pocket Manual che mi dava sicurezza). Senza soldi e senza attrezzature Bartoccioni creò il Reparto di Cardiochirurgia che in breve tempo diventò il fiore all’occhiello dell’ospedale perugino; divenne un cardiochirurgo di fama internazionale, un autentico innovatore nelle tecniche d’intervento, leader mondiale nella tecnica del baypass coronario senza circolazione extra corporea.
Ma quello che più di tutto mi è piaciuto di lui, che mi ha spinto ad ammirarlo, è il suo rapporto con la sua malattia, un tumore che di recente lo ha portato alla morte. Ha insegnato
che non è importante quanto, ma come si è vissuto. L’ho visto sotto una nuova luce, e le sue parole illuminarmi; ha auspicato che l’esempio suo possa servire ad umanizzare una sanità che troppo spesso, quand’anche professata correttamente sul piano scientifico, dimentica il profilo etico.


Da una intervista al dott. Sandro Bartoccioni che ho letto su DoctorNews:

“… Il cancro mi ha regalato un’altra vita. Una vita nuova e per molti versi migliore. Prima di ammalarmi vivevo sul filo dei minuti. Un giorno operavo tot pazienti e il giorno dopo ne operavo altri, ma alla fine vedevo sempre lo stesso film. Ora invece apprezzo ogni istante e sono felice di tutto: un raggio di sole, una pietanza saporita, la visita di un amico.
… Finché l’arbitro non fischia tre volte la partita non è finita. L’alternativa non è tra la vita e la morte. Come nel calcio ci sono l’uno, la x e il due. Non sempre bisogna vincere, si può anche pareggiare.
… A 44 anni il gioco dell’oca della vita mi ha fatto diventare il primario più giovane d’Italia.
Ma poi sono entrato nella casella dei 54 anni, quando mi è stato diagnosticato un cancro allo stomaco al quarto stadio. Certo, all’inizio è stato devastante. In quattro anni ho perso 30 chili, ho subito cinque interventi e sono stato sottoposto a durissimi cicli di chemio e di radioterapia. Tra 15 giorni mi toglieranno la milza e mezzo fegato, ma a tutti continuo a ripetere che io non sono malato. Io ho un cancro, e vi giuro che non è la stessa cosa.
… Sono stato alle Seychelles e alle Maldive, e una vita così bella io non l’ho mai fatta prima. La malattia mi ha insegnato ad apprezzare ogni minuto che passa e i giorni vissuti dopo il cancro io me li ricordo tutti.
… Non parlatemi di uso ‘compassionevole’ di un farmaco, né di cura palliativa o di malato terminale: l’ultimo che mi ha chiamato così è già morto, mentre io sono ancora qui. Il lavoro dei medici va avanti solo grazie ai pazienti, i malati sono i docenti universitari dei medici. E ricordo ai miei medici che non mi devono volere bene, devono ringraziarmi. Se tu, paziente, rimani in contatto con te stesso non smetterai mai di sentirti importante…”