I pericoli della medicina difensiva

Una indagine commissionata dall’Ordine dei medici della Provincia di Roma sulla medicina difensiva in Italia ha evidenziato che l’87,6% dei camici bianchi teme di finire davanti a un tribunale per una denuncia o un esposto di un proprio paziente; lo teme maggiormente chi lavora negli ospedali pubblici (addirittura il 93,8%).
Nonostante il continuo miglioramento della qualità delle cure, certificata anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che considera l’Italia al secondo posto mondiale per qualità dell’assistenza erogata, le denunce per colpa professionale sono aumentate del 148% tra il 1994 ed il 2002.
Comunque solo il 25% dei procedimenti si conclude con una condanna e dunque tre medici su quattro vengono assolti, subendo però seri danni all’immagine e conseguenze di rilievo sull’equilibrio personale e sul piano esistenziale.

La medicina difensiva comporta un proliferare di prestazioni mediche e ricoveri, oltre che di ricette di farmaci, con l’obiettivo di non assumersi troppe responsabilità, perché viene ritenuto molto rischioso affidarsi alla sola analisi clinica e non anche a quella tecnologica, per formulare una diagnosi.
Secondo il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio la medicina difensiva, con il surplus di cautele, prestazioni, esami e farmaci che i medici prescrivono per mettersi al riparo da possibili cause giudiziarie, costa ogni anno tra i 12 e i 20 miliardi di euro.

Maurizio Maggiorotti, presidente dell’Amami (Associazione dei medici accusati ingiustamente di malpractice) ha sottolineato che “se è vero che uno dei drammi della medicina difensiva sono i costi è ancora peggiore il fatto che prima o poi, per la paura di mettere le mani su un paziente a rischio, i medici smetteranno di curare i malati con un indice di insuccesso alto, come per esempio perfino le protesi all’anca di un malato obeso, diabetico e iperteso; oppure accadrà come in uno Stato Usa, l’Illinois, dove non si trova più un neurochirurgo”. Sempre negli Usa è ormai difficilissimo trovare ostetrici e ginecologi, stante l’alto rischio di denuncia per chi opera in queste specialità.
“É un gioco al massacro – accusa Maggiorotti – a cui si aggiunge il sicuro vantaggio per gli avvocati, per le associazioni a tutela dei diritti dei malati e, solo qualche volta, per i pazienti realmente danneggiati. Di sicuro – conclude – gli unici che ci perdono sempre e comunque sono i medici”.

Uno dei fattori basilari di confusione è l’atteggiamento attuale nei confronti della malattia e della morte. La medicina non semplicemente può, ma piuttosto “deve” abolire la sofferenza (cioè le malattie) ed in prospettiva la morte.
Oggi non si muore perché si è esseri umani, ma si è “uccisi dalle malattie”.
Dalla totale accettazione della morte da parte delle culture primitive si è passati ad un sottile e pervasivo rifiuto del “morire”.
Ogni risultato parziale, ogni mancata totale guarigione, ogni morte che segua a malattia diagnosticata porterà delusione e rabbia, che si tradurranno in convinzione che tutto ciò sia dovuto ad errore medico o a malfunzionamento della struttura sanitaria o ad entrambi.
Occorre invece accettare un ridimensionamento della medicina che ricollochi nell’ambito dell’umano le malattie, la vecchiaia e la morte.

Salute e …peggio nun nisse.