Pecunia non olet

In un mondo che piange per la crisi economica, il settore degli armamenti va a gonfie vele.




Dai dati del Sipri Yearbook 2008, il rapporto annuale dell’autorevole Istituto di ricerca della pace di Stoccolma, si evidenzia come la spesa militare sia aumentata negli ultimi dieci anni (dal 1998 al 2007) del 45% raggiungendo in valore assoluto i 1.339 miliardi di dollari (851 miliardi di euro), equivalenti al 2,5% del PIL mondiale, registrando un incremento da 184 a 202 dollari per ogni abitante del pianeta.
In assoluto gli Stati Uniti sono coloro che spendono di più in armamenti: per il 2008 la spesa viene stimata in 459,754 miliardi di dollari, senza contare gli stanziamenti per la guerra in Iraq e Afghanistan; si tratta della maggior spesa militare di Washington dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.
Segue al secondo posto come ormai da diversi anni, la Gran Bretagna con 59,7 miliardi di dollari. La Cina ha annunciato di aver stanziato per quest’anno 58 miliardi di dollari per spese militari, il 18 per cento in più rispetto al 2007; supera così la Francia (53,6 miliardi), mentre Giappone (43,6 miliardi), Germania (36,9 miliardi) e Russia (35,4 miliardi) mantengono le rispettive posizioni. Vladimir Putin ha però annunciato che per la sicurezza e la difesa nazionale saranno stanziati quasi 2.400 miliardi di rubli, cioè incrementerà le spese militari per il 2009 del 27%.
Nel 2007 l’Italia con 33,1 miliardi di dollari (circa l’1,8-1,9% del PIL) mantiene l’ottavo posto nel mondo per spese militari, con una spesa pro-capite di 568 dollari.
L’India investirà in armamenti 45 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni; inoltre è pronta a sborsare 10 miliardi di dollari per l’acquisto di 126 aerei da combattimento.
Il governo svizzero ha approvato il programma d’armamento 2008 per un valore di oltre 917 milioni di franchi.



La principale azienda mondiale produttrice di armamenti rimane anche nel 2006 la statunitense Boeing con vendite di armi per oltre 30,7 miliardi di dollari (erano 28 miliardi nel 2005); segue l’americana Lockheed Martin che registra 28,1 miliardi di dollari di vendite, la britannica BAE Systems con oltre 24 miliardi di dollari, le americane Northrop Grumman (23,7 miliardi), la Raytheon (19,5 miliardi) e la General Dynamics (18,8 miliardi).

Nella graduatoria delle principali ditte mondiali produttrici di sistemi militari un posto di rilievo è ricoperto dalla azienda italiana Finmeccanica, che si piazza al quinto posto nel mondo e al primo in Europa per profitti legati al settore militare.

Nel 2007, tra i maggiori acquirenti di armi italiane figurano il Pakistan (471,6 milioni di euro di autorizzazioni), la Turchia (174,6 milioni di euro), la Malaysia (119,3 milioni) e l’Iraq (84 milioni di euro).
Tra le nazioni Nato/UE che commissionano armi italiane vanno ricordate la Finlandia (250,9 milioni di euro), Regno Unito (141,8 milioni), Stati Uniti (137,7 milioni), Austria (119,7 milioni) e Spagna (118,8 milioni).




Dai primi succinti dati il gruppo Unicredit con oltre 183 milioni di euro di operazioni si profila come la prima banca d’appoggio al commercio di armi del 2007, nonostante la policy di “uscita progressiva dal settore” annunciata fin dal 2001 dal suo Amministratore delegato. Diminuiscono di oltre un terzo le operazioni del gruppo Intesa SanPaolo.
Invece si registra la crescita di operazioni di istituti esteri come Deutsche Bank (173,9 milioni di euro), Citybank (84 milioni), ABC International Bank (58 milioni) e BNP Paribas (48,4 milioni) a cui vanno sommati i valori dell’acquisita BNL (63,8 milioni).

Secondo la FAO a causa dell’aumento dei prezzi degli alimentari le persone sottoalimentate nel mondo sono aumentate in un anno di 75 milioni, arrivando alla cifra di 925 milioni; servono 30 miliardi di dollari all’anno per sfamare il pianeta: si tratta di una cifra ridicola se messa in rapporto con con le spese per gli armamenti, e comunque assai modesta anche in rapporto con il sostegno che i Paesi Ocse danno al proprio settore agricolo, che ammonta a 376 miliardi di dollari.

Salute e …peggio nun nisse.
Questa voce è stata pubblicata in Pensiero libero. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.