Il grasso come il fumo

Una nuova ricerca del Karolinska Institute in Stoccolma, pubblicata sulla rivista British Medical Journal, ha rilevato che l’obesità aumenta dell’82 per cento il rischio di malattie cardiovascolari.
Lo studio, effettuato su oltre un milione di coppie di padri e figli, ha riguardato il collegamento tra l’indice di massa corporea e il rischio di decesso, prendendo le misure dai figli e confrontandole con la salute dei loro genitori, al fine di eliminare eventuali altre influenze che potessero falsare i risultati.

Kamakki Banks, ricercatrice in cardiologia dell’Università del Texas, a Dallas, ha presentato uno studio alle Scientific Sessions dell’American Heart Association a Orlando, in Florida, con il quale ha rilevato che l’aumento dell’obesità tra gli abitanti degli Stati Uniti compensa la rinuncia alla sigaretta sui fattori di rischio cardiovascolare (cioè il rischio globale di andare incontro a un infarto o a un ictus), per cui la curva dell’aspettativa di vita non è destinata a migliorare. Pertanto sul cuore il grasso pesa come il fumo. Secondo Roberto Ferrari, presidente della Società europea di cardiologia, “questo è un fenomeno che in diversa misura si ritrova anche al di qua dell’Atlantico e che paradossalmente non è segno di opulenza ma dell’impoverimento della popolazione. Anche in Italia i maggiori tassi di obesità si trovano nei paesini più poveri e nelle fasce culturalmente più basse”.

Le malattie cardiovascolari sono principalmente conseguenza dell’aterosclerosi, che è una malattia che colpisce la parete delle arterie, causandone un restringimento (stenosi), sino, nei casi più gravi, alla loro occlusione.
Le stenosi possono ostacolare il flusso di sangue (e quindi di ossigeno e sostanze nutritizie) agli organi, soprattutto in condizioni in cui è richiesto un aumento del flusso (come, ad esempio, al cuore in caso di sforzo fisico). Se l’interruzione del flusso di sangue è completa e prolungata causa l’infarto, cioè la morte delle cellule.

Esistono una serie di fattori, detti fattori di rischio cardiovascolare, che ne favoriscono lo sviluppo e le complicanze, aumentando, quindi, il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.

I fattori di rischio cardiovascolare possono essere suddivisi in modificabili e non modificabili.

I fattori di rischio non modificabili (su cui, cioè, non possiamo intervenire) comprendono l’età, il sesso maschile e la familiarità per malattie cardiovascolari.

I classici fattori di rischio modificabili (su cui si può intervenire) comprendono l’aumento dei livelli di colesterolo nel sangue (ipercolesterolemia), l’aumento della pressione arteriosa (ipertensione), il diabete, il fumo di sigaretta, l’inattività fisica, l’aumento dei livelli ematici di trigliceridi, l’obesità.
L’eliminazione, o almeno una drastica riduzione, di questi fattori di rischio, da cercare di perseguire già dall’età pediatrica, rappresenta uno dei mezzi più efficaci per ridurre il rischio di sviluppare un infarto o un ictus cerebrale e costituisce l’obiettivo principale della prevenzione delle malattie cardiovascolari.
É pertanto fondamentale uno stile di vita adeguato, con un’attenta alimentazione, che prediliga frutta, verdura e pesce, l’abolizione completa del fumo (due sigarette al giorno raddoppiano il rischio di infarto), una regolare moderata attività fisica (almeno 30 minuti 5 volte a settimana), ed il mantenimento del peso entro limiti ottimali (indice di massa corporea (cioè rapporto tra peso in Kg e quadrato dell’altezza in m
2 inferiore a 25).

Da notare che recentemente è emerso che ancora più importante del contenimento dell’indice di massa corporeo è mantenere la circonferenza del girovita a valori inferiori a 102 cm nell’uomo e a 88 cm nella donna.

Salute e …peggio nun nisse.