Voglio una legge per ciò che mi piace


Il Presidente della Repubblica Napolitano sul sito ufficiale del Quirinale in risposta a degli interrogativi di cittadini riporta che

“… Il problema da risolvere era, da qualche giorno, quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici. Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente costituito presso la corte d’appello di Milano.
… La “soluzione politica”, ovvero l’intesa tra gli schieramenti politici, avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, in un provvedimento legislativo che intervenisse tempestivamente per consentire lo svolgimento delle elezioni regionali con la piena partecipazione dei principali contendenti. E i tempi si erano a tal punto ristretti – dopo i già intervenuti pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano – che quel provvedimento non poteva che essere un decreto legge. …“

Il diritto di partecipare alle elezioni è perfettamente garantito per tutti dalla legge. Naturalmente si devono osservare le regole anche circa la presentazione delle candidature, ed invece qualcuno tali norme non le ha rispettare. L’esclusione non è dovuta alla legge ma al suo mancato rispetto. Il decreto del governo viola l’uguaglianza e l’imparzialità; cambia la legge e non punisce chi ha sbagliato.

Inoltre nelle elezioni non ci sono “principali contendenti” a priori.

Infine c’è stata la violazione di una norma della legge 400 dell’88 che regola la decretazione d’urgenza: l’articolo 15, al comma 2, fa divieto di usare il decreto “in materia elettorale”.

La reiterazione degli abusi ha ormai modellato il pensiero che la legge possa rendere lecito ciò che più ci piace.

Salute e …peggio nun nisse.