Drammatico aumento delle esecuzioni in Iran


Navi Pillay, alto commissario Onu per i diritti umani, denuncia che in Iran si sta registrando nel 2011 un drammatico aumento delle esecuzioni capitali. Le esecuzioni finora praticate nel 2011 risultano il triplo di quelle effettuate lo scorso anno nel corrispondente periodo.

Nel solo mese di gennaio 2011 sono state giustiziate 66 persone, mentre le impiccagioni effettuate in tutto il 2010 sono state circa 300.

La maggior parte delle esecuzioni sono legate al traffico di droga, ma in almeno tre casi si trattava di prigionieri politici. Due esecuzioni sono avvenute in pubblico.
Pillay si è detta preoccupata per il gran numero di prigionieri politici, spacciatori e giovani che si trovano attualmente nel braccio della morte iraniano.

dal sito http://www.nessunotocchicaino.it/

 

Salute e …peggio nun nisse.

Dei delitti e delle pene

Zahra Bahrami, 46 anni, una donna con doppia cittadinanza iraniana e olandese, è stata impiccata sabato mattina 29 gennaio in Iran, con l’accusa di essere una trafficante di droga. Secondo l’agenzia Mehr, in una perquisizione nella sua casa la polizia avrebbe trovato 450 grammi di cocaina. I familiari della donna affermano invece che quelle relative alla droga erano accuse fabbricate dalle autorità iraniane. La donna era stata arrestata nelle manifestazioni del 2009 contro la rielezione alla presidenza di Mahmud Ahmadinejad. A salvarle la vita non sono bastati l’intervento dell’Olanda né l’interessamento del Parlamento europeo. Fonti del governo olandese hanno annunciato di aver congelato i rapporti con l’Iran. Le manifestazioni contro la rielezione di Ahmadinejad furono stroncate con un bilancio di decine di morti e migliaia di arresti.

Numerose altre impiccagioni sono state effettuate in Iran in questi ultimi giorni.
L’agenzia di stampa ufficiale IRNA ha reso noto che tre persone sono state impiccate nel carcere di Oroumieh, nella provincia iraniana del West Azerbaijan per essere stati stati riconosciuti colpevoli di traffico di droga. Il canale informativo iraniano IRIBNEWS ha riportato che sette persone sono state giustiziate il 27 gennaio nel carcere Ghezel Hesar di Karaj, ad ovest di Teheran: “J. A.”, che avrebbe spacciato all’interno del carcere 370 gr di crack, “M. D.” per detenzione di 4980 gr di crack, “Gh. B.” per acquisto detenzione e vendita di 4900 gr di crack, “K. N.” per il traffico di 49 kg e 70 gr di Hashish (cannabis), “D. S.” per detenzione e consumo all’interno del carcere di 310 gr di crack e “M. T.” per il traffico di 61 kg e 300 gr di crack e consumo di oppio. L’organizzazione Human Rights House Of Iran (RAHANA) ha reso noto che Farhad Tarom, riconosciuto colpevole di appartenenza al Partito Democratico del Kurdistan, è stato giustiziato in carcere a Oroumieh il 27 gennaio. L’agenzia di stampa ufficiale Fars ha riferito che il 24 gennaio nella città nord-orientale di Bojnord sono stati impiccati due fratelli, Kamran Khaki e Mehran Khaki, riconosciuti colpevoli di “corruzione sulla Terra” e “Moharebeh” (in guerra contro Dio) per l’omicidio di un agente di polizia, detenzione di armi, rapina a mano armata e turbamento dell’ordine pubblico.

La pena di morte era presente in tutti gli ordinamenti antichi. Il primo stato al mondo ad abolire legalmente la pena di morte per tutti i reati fu il Granducato di Toscana il 30 novembre 1786 con l’emanazione del nuovo codice penale toscano. Se si considera l’abolizione “di fatto” lo stato abolizionista più antico è invece la Repubblica di San Marino: l’ultima esecuzione ufficiale risale al 1468. Lo Stato pontificio ha mantenuto nel suo ordinamento la pena di morte fino al XX secolo, abolendola nel 1969, benché inapplicata dopo il 9 luglio 1870, data dell’ultima esecuzione capitale. Dopo una campagna ventennale portata avanti dall’associazione Nessuno Tocchi Caino e dal Partito Radicale Transnazionale, da Amnesty International e dalla Comunità di Sant’Egidio, il 18 dicembre 2007 l’Onu ha approvato una storica risoluzione su iniziativa italiana per la moratoria universale della pena di morte, ossia per una sospensione internazionale delle pene capitali.
Amnesty International riporta che 58 stati continuano ad applicare la pena di morte nei loro ordinamenti, mentre 139 non la applicano, di diritto o in pratica.

Cesare Beccaria nel 1764 con la la pubblicazione di ‘Dei delitti e delle pene‘ si esprimeva contro la pena di morte, argomentando che con questa pena lo Stato, per punire un delitto, ne commetterebbe uno a sua volta:

«Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio.»

Salute e …peggio nun nisse.

Abolire la pena di morte nel mondo

Oggi in Viriginia (USA) c’è stata l’esecuzione di Teresa Lewis, condannata a morte per aver ordinato nel 2002 a due uomini, uno dei quali era il suo amante, di assassinare il marito e il figlio adottivo di lui, un ragazzo di 25 anni. Attraverso una perizia psichiatrica, alla donna era stato riscontrato un quoziente intellettuale al limite del ritardo mentale, elemento che aveva portato la difesa a supporre che la donna fosse stata manipolata dai suoi complici, esecutori materiali del delitto, condannati all’ergastolo.

Non ci sono state nel mondo le stesse manifestazioni di protesta che si erano avute per Sakineh, la donna iraniana che rischiava la lapidazione: l’intero mondo occidentale, compreso la Chiesa, si era mobilitato per lei.

Il diritto alla vita è un diritto universale. Gli USA non sono poi quel grande Paese da avere come esempio di democrazia, libertà e giustizia.

Salute e …peggio nun nisse.

Eroi per la libertà e la giustizia

Ehsan Fattahian, ha 28 anni; è nato a Kermanshah e fa parte della minoranza curda che vive nel Kurdistan iraniano. É stato arrestato per apostasia due anni fa; fu condannato a dieci anni di carcere, ma poi la Corte Suprema ha commutato la pena e lo ha condannato a morte. É accusato per la sua attività politica per la minoranza curda in Iran; la sua unica colpa è di essersi opposto al regime.
L’esecuzione dovrebbe essere avvenuta questa mattina nella prigione iraniana di Sanandaj, secondo quanto affermano i blog della dissidenza iraniana (www.mideastyouth.com).

Ehsan Fattahian
Nell’ultima lettera dalla prigione di Sanandaj ha scritto:

«Non voglio parlare della morte; vorrei porre domande sulle ragioni dietro essa. Oggi, quando la punizione è la risposta per coloro che cercano libertà e giustizia, come può uno temere la propria sorte. Quelli di “noi” che sono stati condannati a morte da “loro” sono colpevoli solamente di cercare una strada per un mondo più giusto e migliore. E “loro”, sono consapevoli dei propri gesti?».

Salute e …peggio nun nisse.

La Medicina deve essere al di sopra dei pregiudizi

Due fratelli medici iraniani impegnati in ricerche sull’Aids e sul trattamento delle tossicodipendenze sono stati condannati rispettivamente a sei e a tre anni di reclusione perché hanno avuto contatti e hanno viaggiato negli Usa per partecipare a convegni medici.

La notizia è stata diffusa dal loro avvocato che ha detto che sono stati condannati in base all’articolo 508 del codice penale islamico, che punisce la “cooperazione con un Paese ostile”.

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La cooperazione scientifica fra tutti i popoli è necessaria, lo scambio delle conoscenze mediche è fondamentale, la libertà di ricerca è auspicabile e pertanto vanno preservate da ogni tipo di condanna cieca e fondamentalista. Occorre che la Medicina rimanga al di fuori dei pregiudizi sociali, politici e religiosi.

A dicembre l’Unione europea aveva lanciato un appello per la loro liberazione. Il prof. Luigi Dolci, Responsabile del Settore diagnostico Epatiti ed Hiv dell’OCM di Verona, ha proposto che il Senatore Tommasini, presidente della 12° Commissione permanente Igiene e Sanità, metta in atto una raccolta di firme dei medici di tutta Europa.

La mia da subito.

Salute e …peggio nun nisse.