Le donne che riposano poco sono più aggressive

Secondo uno studio della Duke University la mancanza di un adeguato riposo notturno rende irritabili, in particolar modo le donne. Infatti viene consigliato alle donne di concedersi qualche ora di riposo pomeridiano per evitare sintomi quali spossatezza, irascibilità e depressione.

Dalla World Association of Sleep Medicine arrivano alcuni consigli per riposare a sufficienza:

  • darsi degli orari fissi da rispettare per l’addormentamento e per il risveglio,
  • non consumare alcool e sigarette,
  • evitare pasti pesanti, troppo ricchi di grassi e zuccheri,
  • evitare il caffè e l’esercizio fisico subito prima di andare a dormire,
  • riposare in un ambiente confortevole con una temperatura adeguata, non troppo fredda né troppo calda,
  • scegliere un materasso e un cuscino ovviamente comodi, ma che devono anche sostenere adeguatamente il corpo e la testa.

Salute e …peggio nun nisse.

La crisi contro il diritto alla salute

L’indebitamento della Grecia nei confronti delle multinazionali farmaceutiche ammonta a due miliardi di euro. Un debito altissimo che ha portato le società a tagliare le forniture di medicine agli ospedali pubblici anche per le malattie più gravi, come diabete, epatite, cancro. Si hanno lunghe code alle farmacie che ancora dispongono dei medicinali, con pesanti ricadute sulla popolazione più povera. Il sistema sanitario greco prevede che i farmaci vengano distribuiti gratuitamente negli ospedali pubblici, mentre nelle farmacie bisogna pagare di tasca propria e aspettare il rimborso.

Ma chi non si può permettere di pagare i medicinali?

Le società farmaceutiche hanno dovuto subire oltre al ritardo nei pagamenti anche il calo dei prezzi dei medicinali. La maggior parte dei farmaci, soprattutto quelli di grande consumo, sono infatti venduti a circa il 20% in meno rispetto ai prezzi minimi in Europa. I farmacisti greci hanno così iniziato a vendere alcuni farmaci ai rivenditori di altri Paesi, guadagnando sulla differenza di prezzo. Pertanto il governo ha vietato l’esportazione di circa 60 medicine ed ha anche avviato indagini su oltre 260 farmacisti sospettati di non avere rispettato il divieto sull’esportazione.

La crisi ha anche altre ricadute sulla salute: le famiglie per fronteggiare l’impennata del prezzo del gasolio da riscaldamento, sono tornate a scaldarsi con le stufe a legna, bruciando di tutto per risparmiare; si è creata una cappa di smog che ha sovrastato per tutto l’inverno le aree più abitate. La conseguenza è un aumento delle malattie respiratorie, con ulteriore pressione sul sistema sanitario nazionale e sugli ospedali già allo stremo.

Salute e …peggio nun nisse.

Non ricoverarti nel weekend

Uno studio britannico, condotta all’University College di Londra e le Università di Birmingham e dell’East Anglia e pubblicato sul Journal of the Royal Society of Medicine, ha scoperto che i malati hanno il 16% in più di rischio di morire se vengono ricoverati di domenica, rispetto ai giorni a metà della settimana.
La revisione ha esaminato tutti i ricoveri in un anno (più di 14 milioni, sia d’emergenza che programmati) negli ospedali del Servizio sanitario inglese. Il ricovero da martedì a venerdì è stato associato con il più basso rischio di morte ospedaliera, mentre quello di domenica con il pericolo più alto.
Dietro questo fenomeno potrebbero celarsi ragioni diverse; fra cui anche il fatto che i pazienti che arrivano nelle strutture durante il weekend potrebbero essere in condizioni più gravi, altrimenti magari avrebbero aspettato qualche giorno, rinviando il ricovero ai giorni feriali. Ma forse anche il fatto che nel weekend lo staff sia ridotto e ci siano più ‘dottorini’ e meno medici esperti, insieme a una maggior difficoltà nell’accedere ai test diagnostici.

Salute e …peggio nun nisse.

Due pesi e due misure

Uno studio Usa condotto su circa 1.000 medici, pubblicato su un report degli ‘Archives of Internal Medicine’, ha rivelato che molti medici prescrivono ai pazienti terapie alle quali non si sottoporrebbero. Cioè sono molto più propensi a scegliere per loro stessi terapie che comportano una mortalità più elevata ma che offrono, dall’altro lato, minore effetti avversi impegnativi. Per i loro pazienti prediligono trattamenti che mostrano indici di sopravvivenza maggiori, badando tuttavia meno alla qualità di vita.

Quando i medici decidono per i propri pazienti pensano diversamente rispetto a quando fanno delle scelte per loro stessi.

Salute e …peggio nun nisse.

LA SINDROME METABOLICA

La sindrome metabolica è una situazione clinica a rischio cardiovascolare medio-alto.

Solitamente la diagnosi viene effettuata quando si presentano tre o più dei seguenti disturbi:

  • obesità viscerale,
  • intolleranza al glucosio,
  • ipertensione arteriosa,
  • livelli sopra la norma di trigliceridi,
  • colesterolo alto.

Gli individui colpiti dalla sindrome metabolica, che non cambiano drasticamente il proprio stile di vita, hanno un elevato tasso di mortalità legato a problemi cardiovascolari.

Secondo uno studio pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine questa condizione sarebbe influenzata anche dalla quantità di attività fisica svolta complessivamente quotidianamente.

In particolare dallo studio è emerso che la sindrome metabolica è decisamente più comune nei sedentari rispetto alle persone più attive.

Riguardo alla prevenzione è fondamentale la valutazione del singolo paziente, comunque in generale se non si è ancora instaurato un danno d’organo è di solito sufficiente un intervento mirato sullo stile di vita con misure igienico-dietetiche.

Questo significa che il paziente deve avere una dieta adeguata, smettere di fumare, svolgere una regolare attività fisica.

In particolare un esercizio costante senza grossi incrementi di frequenza cardiaca e di pressione arteriosa ha diverse ricadute positive sul profilo metabolico: stimola un aumento del colesterolo buono, migliora l’intolleranza agli zuccheri, abbassa i livelli di trigliceridi.

I soggetti studiati sono stati suddivisi in tre categorie in relazione all’attività fisica svolta:
1. sedentari (meno di 5 mila passi al giorno)
2. moderatamente attivi (da 5 mila a 10.000 passi al giorno)
3. molto attivi (più di 10 mila passi al dì)

Le possibilità di soffrire di sindrome metabolica sono risultate maggiori per i soggetti che rientravano nella categoria dei sedentari.

Per ogni mille passi in più al giorno è stata evidenziata una riduzione mediamente del 10 % della probabilità di ammalare di sindrome metabolica.

Gli adulti che fanno più passi al giorno tendono ad avere la circonferenza della vita inferiore, livelli superiori di lipoproteine ad alta densità (HDL) e più bassi livelli di trigliceridi.

Salute e …peggio nun nisse.